Riviera Maya, il mare degli dei


Giusto il tempo di rifiatare prima di essere travolti dal ritmo di Cancún, dove sarete uno dei 3,3 milioni di turisti che ogni anno la visitano. Quello che nel 1967 era ancora un isolato paesino di pescatori abitato da una dozzina di famiglie fu identificato dal governo messicano come il luogo dalle caratteristiche migliori per uno sviluppo turistico. Che divenne irrefrenabile, tanto da farne la migliore località vacanziera del Paese e una delle destinazioni top al mondo. Non è difficile intuirne i motivi: Cancún riunisce in sé il meglio del Messico e dei Caraibi, come dire delle antiche culture centroamericane e del divertimento, della storia e della modernità, come testimoniano le più grandi catene alberghiere, che qui sono presenti con i loro raffinati e confortevoli hotel. Per di più è baciata da un clima da sogno, la cui temperatura non scende mai sotto i 20° mentre la calura estiva, che in alcune zone del Messico è insopportabile, è rinfrescata dalle brezze oceaniche. Il resto sono 22 km di spiagge candide, accarezzate da acque cristalline tra le più belle dell’America latina, in cui praticare snorkeling e immersioni, campi da golf, parchi di divertimento, discoteche e coloratissimi bar, con i cocktail profumati di sole e vacanza, come l’onnipresente margarita, ma anche le bellezze naturali che ornano le vie, come i flamboyant – alberi di fuoco – che incendiano la città della loro fioritura rosso-arancio.

Di fronte a Cancún, a 13 km dalla costa, galleggia Isla Mujeres, che non è un paradiso per uomini, come il nome suggerirebbe. Si chiamava Ekab ed era una provincia maya, ai tempi disabitata e santuario di Ixchel, dea di un sacco di cose, tra le quali fecondità, felicità, Luna, tessitura, abbondanza e medicina. I conquistadores spagnoli vi trovarono solo un tempio con la rappresentazione della divinità circondata da uno stuolo di donne, da cui il nome, con scarsa fantasia. Ora circa 15.000 persone abitano questo ritaglio di paradiso lungo 13 km, per 650 metri, in equilibrio tra natura e storia, come simbolicamente rappresentano la incantevole Playa Norte di sabbia finissime, ben conosciuta agli amanti dello yoga per le sue spettacolari performance all’alba e al tramonto, e ii tempio maya dedicato alla indaffaratissima Ixchel su uno sperone della Punta Sur, dove sorge in compagnia di sculture moderne di artisti messicani e internazionali. Il resto è un unico affascinante villaggio di negozietti, ristoranti dalla cucina prelibata e invitanti bar, votato al turismo ma non da esso cancellato, che si muove al ritmo della musica a ogni ora del giorno (e spesso della notte).

Anche qui la natura gioca un ruolo di primo piano: il parco naturale di Garrafón, che prende il nome dal reef di acque poco profonde che lo costituisce, è un fantastico acquario in cui immergersi circondati da centinaia di pesci colorati. Per ammirare le tartarughe marine occorre invece visitare la Turtle farm. Decimate da una feroce caccia per secoli, sono ora specie tutelata dal Governo Messicano. Le uova appena posate vengono trasferite in aree protette per difenderle dai predatori. Una volta natele baby tartarughe vengono portate prima in vasche e quindi al mare dai ragazzi locali e dai turisti che vogliono aiutare: un’esperienza commovente. Nel sud dell’isola c’è Dolphn discovery, un delfinario dove gli animali, ospitati in grandi vasche, non solo divertono il pubblico con le loro esibizioni, ma con loro si può giocare e in alcuni casi usarli come cura per il trattamento delle problematiche infantili di origine mentale, nervosa o fisica, approfittando del benefico effetto sul sistema nervoso degli ultrasuoni emessi quando comunicano.

Testo di Federico Klausner | Foto Shutterstock  RIPRODUZIONE RISERVATA © Latitudeslife.com

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