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Moab: paradiso degli Archi e dei Canyon

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Moab: paradiso degli Archi e dei Canyon
Arches National Park, Moab, Utah, United States of America

La tappa a Moab è strategica, perché permette di visitare il Parco degli Arches e quello delle Canyonlands, entrambi scolpiti da acqua e gravità.

Testo e foto di Marco Santini e Lucio Rossi

Arches National Park, la sagoma del Turret Arch, al tramonto

Basta dare un’occhiata al sito ufficiale del turismo di Moab per leggere a caratteri cubitali che questo, che un tempo era uno sperduto paesino nel cuore di pietra dello Utah, è diventato negli ultimi decenni un vero e proprio faro per gli amanti dell’outdoor e che qui le opportunità di avventure sono sterminate, così come la natura che lo circonda. Da Arches National Park a Canyonlands questa sconfinata regione è l’anticamera selvaggia del Grand Canyon e promette emozioni a non finire.

Moab: da paesino sperduto a centro del turismo

La cittadina di Moab, porta di accesso per Arches e Canyonlands

Moab oggi è un hub turistico continuamente in crescita: negli ultimi 30 anni i visitatori sono passati da poco meno di 300.000 a circa un milione. Per contro, gli abitanti residenti stabilmente non raggiungono le 6000 anime. Fondata nel 1884 fu polo minerario per l’estrazione del vanadio dal 1912  e dell’uranio dal 1950. Con il declino dell’industria mineraria comincia l’ascesa di quella turistica che ha cambiato in meglio il futuro di questa cittadina che sembrava destinata all’oblio. Grazie al delirio stupefacente di rocce che la circondano, Moab è la capitale mondiale della mountain bike e una destinazione privilegiata per gli amanti delle escursioni in 4×4, oltre che per gli amanti della natura. Le attività vanno dalle passeggiate ai trekking, dalle escursioni in mongolfiera a quelle anche di più giorni con i gommoni da rafting, dalle avventure in fuoristrada a quelle a due ruote, passando per l’arrampicata e l’equitazione. Il tutto avviene senza generare alcun senso di affollamento: Moab è una sorta di pratico dormitorio al centro di una regione enorme, selvaggia, articolata e complessa. Le orme dei viaggiatori si perdono nel labirinto di canyon portate via dal vento e perse nel silenzio.

Archi e rocce nel Parco Nazionale degli Arches

L’arco conosciuto come “Eye of the Whale Arch” Arches National Park,

Al primo posto, fra le meraviglie di Moab c’è senz’altro l’Arches National Park. Se avete bisogno di un pretesto per visitarlo, sappiate che qui c’è la più alta concentrazione al mondo di archi naturali: sono oltre 2000, per non parlare dei massi erratici e dei pinnacoli. La nascita di questo parco si deve probabilmente alla passione di Loren “Bish” Taylor che rilevò il quotidiano di Moab, The Times-independent, nel 1911 quando era solo diciottenne. Per anni raccontò sulle pagine del suo piccolo giornale la meraviglia di quel red rock country che circondava la sua cittadina di frontiera. La voce si sparse e nel 1929 venne istituito l’Arches National Monument che poi divenne Parco Nazionale nel 1971. Con una superficie che supera i 310000 mila km2, il parco è una sorta di paese delle meraviglie che deve la sua esistenza al Paradox Basin, un bacino salino sotterraneo spesso oltre trecento metri che, 300 milioni di anni fa, era il fondo di un mare sul quale si depositarono detriti per un tempo lunghissimo. L’enorme peso di questi detriti e la sostanziale fragilità del fondo salino diedero origine a un territorio instabile, in cui sprofondamenti, fratture, innalzamenti e il conseguente lavorio dell’erosione crearono i presupposti per la nascita di questo giardino di pietra, folle e surreale, che oggi strega i suoi visitatori.

Una giornata del Parco

Delicate Arch al tramonto

Una giornata tipo ad Arches comincia il mattino presto, prima dell’alba, per godere dei colori cangianti regalati dalle prime luci e per evitare eventuali code in ingresso al gate del parco (non rare in alta stagione – vedi info pratiche nel capitolo dedicato). Durante il giorno si guida da un view point all’altro, si fanno passeggiate per raggiungere gli archi più spettacolari, si fa un picnic panoramico in una delle piazzole dedicate, magari si raggiunge Landscape Arch, il più lungo arco al mondo con i suoi 94 metri (mi risulta che i metri siano 88), nella zona di Devils Garden. Nel frattempo si consuma una scheda di memoria intera, anzi due, perché qui è impossibile contenersi con le foto. Al tramonto si va a vedere le Window Arch e Turret Arch, nella sezione omonima, oppure si sale a Delicate Arch, simbolo del parco e sunset spot per eccellenza. Ma non finisce qui. Dopo il crepuscolo, quando gli ultimi turisti sono tornati a Moab, la luna e le stelle regalano visioni fantastiche fra le rocce e i pinnacoli di Arches, una emozione imperdibile.

Acqua e gravità: gli architetti del Parco delle Canyonlands

Con il 4×4 nel Canyonlands National Park

Il bivio per il Parco Nazionale delle Canyonlands si trova solo qualche chilometro più a nord rispetto all’entrata di Arches. Con i suoi quasi 140.000 ettari di area protetta contiene canyon colorati, falesie, archi e guglie e fiumi nel cuore deserto del sud-est dello Utah. Acqua e gravità sono stati i principali architetti di questo mondo selvaggio e hanno scolpito nei millenni gli strati di roccia sedimentaria. Canyonlands è composto da quattro distretti, divisi da Green river e Colorado river. In comune hanno l’atmosfera primitiva nel deserto, ma ognuno vanta il proprio carattere particolare e offre diverse opportunità di esplorazione e avventura. Sebbene appaiano vicini, dando uno sguardo più attento alla mappa ci si rende conto che non ci sono strade che collegano le varie sezioni del parco e spostarsi da una zona all’altra richiede ore di viaggio, perché è possibile attraversare i fiumi solo in pochi punti. Questo spiega in parte il sostanziale senso di solitudine che si prova visitando questo sperduto Parco. Occorre pianificare con attenzione il proprio viaggio, tenendo presente che alcuni percorsi richiedono dei permessi e a volte è necessario un mezzo 4×4.

La White Rim Road con un 4×4

Island in the Sky, Canyonlands National Park, Moab, Utah

Partendo da Moab la zona più accessibile e frequentata è Island in the Sky, che offre vedute spettacolari da molti punti panoramici lungo la strada asfaltata, numerose escursioni di varia lunghezza e un moderato percorso a quattro ruote motrici chiamato White Rim Road. Questo affascinante percorso lungo 150 chilometri permette di godere di tutta la grandezza di questo paesaggio, del silenzio e della solitudine. Da affrontare con un fuoristrada e l’attrezzatura da campeggio, questa è un’avventura che in media dura 2 o 3 giorni. In condizioni meteorologiche favorevoli, la White Rim Road è di difficoltà moderata, ma richiede comunque una minima dimestichezza con la guida “off road”. Non mancano tratti ripidi ed esposti, come parte dello Shafer Trail, della Lathrop Canyon Road, del Murphy Hogback, dell’Hardscrabble Hill. In caso di maltempo, tratti di strada sul versante occidentale del parco possono allagarsi, rendendo impossibile il passaggio. Per questo sono necessari i permessi e per questo è fondamentale seguire le regole del Parco e le indicazioni dei ranger. Questo è un territorio estremamente selvaggio e va affrontato come la montagna o il mare: con rispetto e prudenza.

Potash Road: sterrato facile e…cinematografico

Altro percorso da non perdere è la Potash Road, sterrata, facile, emozionante e imperdibile per gli amanti del cinema: infatti è proprio lungo questo percorso che venne filmata la scena clou di Thelma & Louise, in quello che oggi è conosciuto come Thelma & Louise Point.

Una deviazione al Parco Dead Horse Point

Assai più accessibile e adatto all’escursione in giornata, Dead Horse Point State Park si trova circa 15 chilometri a nord di Moab e regala vedute mozzafiato sulla regione di Canyonlands e sul Colorado River. Dal bivio con la U.S. Route 191 sono circa 37 chilometri di strada divertente fino al view point di Dead Horse. Non mancano i sentieri che seguono l’orlo del precipizio e una giornata passerà in fretta. Il tramonto da qui è tra i più pregiati.

Testo e foto di Marco Santini e Lucio Rossi|Riproduzione riservata © Latitudeslife.com

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