Savannah, il giardino del generale



Bisogna venire a patti con la stratificazione di leggende, aspettative, sogni che Savannah, profondo sud degli States, genera in ognuno di noi. Il vissuto è bipolare: da un lato l’epopea tragico-eroica, di Via col Vento, del mito del sud sanguinante e vinto, ma non piegato, dall’altro l’idea di una terra oscura, fitta di cimiteri e riti Voodoo, di un luogo misterioso, abitato da personaggi torbidi e inquietanti. Difficile abbandonare la chimera del Sud, terra di gentiluomini rudi, di fanciulle bene educate, di stregoni dalla pelle nera dediti a oscuri riti, che si aggirano tra le nebbie di cimiteri zeppi di vecchie lapidi diroccate. Ma cos’è Savannah oggi? Degli stereotipi si nutrono in molti: i tour cimiteriali sono numerosi, le antiche magioni divenuti musei carichi di leggende, il battello bianco finto antico, che solca il Savannah River. Questa la patina di superficie, che risulta buona per il visitatore distratto, che accetta in toto la favola noir della città dei fantasmi, patria sanguigna di tutti i miti del vecchio sud.

Sarebbe bene fermarsi qualche giorno in città. Il minimo perché lo spirito del luogo travasi in voi. Accade lentamente. Occorre spogliarsi dei sopradetti pregiudizi, magari sedersi, apparentemente oziosi sulle panchine di Bull Street e attaccar bottone con qualche giunonica matrona (coloured, ovvio) , che staziona quotidianamente sotto le querce. Rapidamente abbandonerete lo status di turista ottuso e sarete adottati dalla città. E’ bella Savannah, una città studiata a tavolino, specie di città ideale, non rinascimentale ma settecentesca. La sognò e realizzò, guarda un po’ per ritornare alle leggende, un generale inglese, tal James Ogletorphe. Ipso facto, ecco Savannah immaginata e costruita con un impianto regolarissimo e simmetrico, le maggiori arterie perpendicolari l’una all’altra. Fatta la topografia, al resto pensarono i benestanti signori del sud: più di mille le magioni signorili che si affacciano su viali e vialetti. Effettivamente una meraviglia, mantenuta e conservata in salute dall’Historic Savannah Foundation, ente attivissimo che vigila e celebra la bellezza statuaria del centro cittadino. Un impianto unico, così imponente che, si racconta, sia stato salvato dalla sua propria beltà. Negli anni sanguinolenti della Guerra Civile, un altro generale, unionista questa volta, dopo aver raso al suolo la vicina Atlanta, vittorioso, risparmiò Savannah inchinandosi a tanto splendore. Era il dicembre del 1864: altre leggende.

L’impasto del tempo e l’esuberanza della natura hanno fatto il resto. Le strade regolari e dritte sono come carezzate da una vegetazione superba, querce fronzute calano i rami fino al suolo, le piazzette incantevoli, 24 per la precisione, sono giardini di magnolie rigogliose, ognuna ingentilita da una fontana, un obelisco, un monumento. La natura è signora e racconta che qui siamo circondati dalle foreste e dalle paludi del Lowcountry. E le grandiose querce americane ricoperte di tillandsia, aggiungono un alone misterioso alle architetture quasi regali delle grandi magioni di Savannah . Incamminatevi su Bull Street, la via centrale rimasta davvero uguale a come l’aveva voluta il fondatore. Fermatevi, guardate, ascoltate e odorate. Savannah vi viene incontro: al 429 di Bull Street, lo sguardo si posa su di una facciata così perfetta da sembrare una scenografia. E’ così è stato: la bella villa rosa, Mercer House, è stata il set del celebre film di Clint Eastwood, ‘Mezzanotte nel giardino del bene e del male’. In verità questa era veramente l’abitazione di Jim Williams, ricco mercante che uccise il suo amante in uno dei salotti e la cui storia è raccontata nel film e prima ancora nel libro omonimo. Libro e film vanno letti e visti perché rappresentano uno spaccato interessantissimo della atmosfera locale. Dal 2004, Mercer House è un museo; ceramiche, arredi, tappezzerie, argenti, camini in marmo: un ambiente ricchissimo e superbo. Altra casa signorile di gran tono è la Owen-Thomas House, al 124 di Abercon Street. Un edificio principesco, considerato uno dei più pregevoli esempi di Stile Reggenza.

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